Pandemia e disturbi alimentari: una comunità che cura

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono un problema di sanità pubblica.

Gli ultimi dati pubblicati mostrano quanto l’esordio sia sempre più precoce, quanto la pandemia abbia aumentato la comparsa di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) tra i giovani, che la paura di infezione e l’isolamento sociale sono un fattore di rischio di ricaduta o peggioramento del disturbo.

L’interessante mappatura del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso il Progetto Manual mostra che gli interventi vanno uniformati sempre di più nel territorio nazionale e che prevenzione e cura devono coinvolgere diverse figure professionali con un tipo di intervento integrato.

La proposta di Legge presentata alla Camera a ottobre 2020 sui Budget di Salute può promuovere percorsi integrati intervenendo ad un secondo livello, dopo la fase acuta di ricovero e/o residenzialità. La proposta di inserire i DCA all’interno dei L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza) potrebbe permettere di trasformare i costi sociosanitari in investimenti produttivi di salute, utilizzando la metodologia personalizzata dei Budget di Salute. Anche la Comunità può e deve curare.

Stiamo viviamo da parecchi mesi un’emergenza sanitaria che rischia di aggravare comportamenti di controllo tipici dei DCA, come l’aumento delle restrizioni alimentari o gli episodi di alimentazione incontrollata. Praticare l’attività fisica è diventato difficoltoso per le restrizioni anti-Covid, il che può aumentare ancora di più il timore di prendere peso, portando a ulteriori restrizioni dietetiche. Le abbondanti scorte alimentari presenti in casa possono facilitare ancora di più le abbuffate. La forzata e prolungata convivenza con i familiari può generare o accentuare delle difficoltà interpersonali già presenti. Le note complicanze mediche di chi soffre di DCA espongono ad un maggior rischio di contrarre infezioni.

Lavoro da anni nell’ambito della salute mentale, consapevole della complessità di percorsi di cura personalizzati e che l’esito prognostico positivo è correlato anche con la modifica della qualità dell’habitat istituzionale e sociale.

Ho raccontato la mia esperienza personale di malattia e cura in un piccolo volume Puntoebasta, edito da Pungitopo nel 2017, un dono di speranza a quanti sono coinvolti in un male che spesso è oscurato proprio da chi ne soffre.

Ho voluto pubblicare la mia storia aprendo speranza e forza a chi vive, e ha vissuto, direttamente o indirettamente perché familiare di una persona che soffre di DCA, anche dopo anni di cronicità e ricadute, la forza della cura è possibile. Non solo come forza individuale, ma anche come risposta di una intera Comunità sensibile e solidale.

In fondo al piatto
Ho un corpo tumefatto.
Mi specchio nel mio difetto
e sto sola con il mio maledetto
spazio protetto.                                              

Sara Palermo, Psicologa-Psicoterapeuta Funzionale